giovedì 5 novembre 2015

Scontrini fantasma: quando Renzi da sindaco triplicò il tetto di spesa




Il Partito democratico caccia Marino dal Campidoglio per gli scontrini sui pasti d'oro. A parte che di motivi per cacciarlo ce ne sarebbero stati altre centinaia, perché le regole valse per il sindaco di Roma non solo valse (e non valgono) per il premier, ex sindaco di Firenze e segretario del Pd Matteo Renzi?

Nell'attesa che qualcuno ci spieghi questo "mistero", il sindaco Nardella si difende dicendo che "il Comune rispetta la legge" sulla pubblicazione delle spese. Forse, però, la trasparenza vale qualcosa in più: i cittadini hanno il diritto di sapere con chi è stato a cena Renzi, quanto ha speso e cosa ha mangiato.

Soprattutto è interessante notare come Renzi le regole di cui parla Nardella se le sia cambiate da sé: a ottobre del 2009, insediato da poco a Palazzo Vecchio, ha dato mandato agli uffici di triplicare il tetto di spesa, passato così da 500 a 1.500 euro.




Bella botta, no? Ecco qui la delibera, firmata dallo stesso Renzi, che lo dimostra:


Vengono elencate fra le spese ammissibili non solo pasti, ricevimenti, rinfreschi, catering, ma anche alloggi in albergo, imbandieramenti, illuminazioni, addobbi floreali, noleggi, servizi fotografici, materiali promozionali, omaggi di vario genere (coppe, targhe, medaglie, volumi, ecc.), manifesti, inserzioni su quotidiano o riviste, autonoleggio, transfer, convegni.
Ecco qui il provvedimento dirigenziale che svela il vero volto di Matteo Renzi. Altro che rottamazione.