mercoledì 2 dicembre 2015

Prato: contro l'illegalità cinese Rossi usa i corruttori

Il risultato più eclatante del piano straordinario messo in campo dalla Regione Toscana per combattere l’illegalità nelle aziende cinesi a Prato è un tentativo di corruzione: il governatore Rossi pensa di combattere questa clandestinità assumendo ricattatori che chiedono il pizzo? 
E' quanto ho chiesto in una interrogazione alla giunta regionale, presentata per conoscere, tra le altre cose, il numero totale ed effettivo degli ispettori assunti dopo il rogo del 1° dicembre 2013 e i costi dell’operazione. 

E’ un fatto gravissimo che i nuovi ispettori che dovrebbero combattere l’illegalità si rendano protagonisti, se le accuse saranno confermate, di gravi episodi di illegalità come la corruzione. Se questa è la ricetta della Regione siamo sicuri che non cambierà niente.

L'inadeguatezza delle politiche messe in campo per stroncare un fenomeno pericolosissimo è totale. La Regione fa finta di intervenire: dagli ultimi controlli emerge con chiarezza una incomprensibile ‘linea morbida’ che tollera gravi situazioni di illegalità, pericolo pubblico e sfruttamento del lavoro. Per le aziende che continuano a violare così pesantemente le regole Rossi chieda al governo la possibilità di applicare leggi antimafia, con il riconoscimento del reato di associazione a delinquere e nuove norme contro il riciclaggio di denaro. 

Se la Regione non cambierà strada a partire dal licenziamento degli ispettori accusati di corruzione, si renderà complice della tragedia pratese, che porta con sé anche una grossa fetta della crisi a cui sono stati costretti tanti imprenditori italiani.


QUI DI SEGUITO IL TESTO DELL'INTERROGAZIONE

OGGETTO: aziende illegali cinesi a Prato e ispettore della Regione denunciato per corruzione


PREMESSO CHE
Il 1° dicembre 2013 nella zona tessile di via Toscana a Prato si è verificato un incendio in un capannone che è costato la vita a sette persone di nazionalità cinese, rimaste bruciate vive
Il problema dell’immigrazione cinese in Toscana ed in particolare nella città di Prato ha provocato, già da alcuni anni, una vera e propria emergenza sulla sicurezza dei luoghi di lavoro, oltre che di sfruttamento della manodopera
La concorrenza sleale cinese provoca serie difficoltà, soprattutto a tante piccole e medie imprese italiane che pagano onestamente le tasse e rispettano le regole


CONSIDERATO CHE
Dopo l’episodio la Regione Toscana ha deciso di assumere nella Asl di Prato un folto gruppo di nuovi “tecnici della prevenzione”, impegnati in un piano straordinario dal 1° settembre 2014
Gli ultimi controlli effettuati hanno palesato ancora dati sconcertanti, con oltre 80 dormitori e 63 cucine abusive individuate nel corso dei controlli, durante i quali sono state scoperti anche 17 depositi di bombole a gas, 184 impianti elettrici fatiscenti e più di 200 macchinari non in regola
Ciononostante la Regione Toscana ha continuato nella sua politica “morbida” nei confronti delle aziende cinesi irregolari, tollerando situazioni di palese irregolarità e pericolosità
Due ispettori cinesi risultato recentemente indagati per corruzione: avrebbero chiesto soldi a imprenditori cinesi in cambio di favori durante i controlli nei capannoni.

Il sottoscritto consigliere

INTERROGA LA GIUNTA REGIONALE E L’ASSESSORE COMPETENTE PER SAPERE

  • Quanti sono effettivamente gli ispettori assunti nell’ambito del piano straordinario della Regione adottato dopo l’incendio del 1° dicembre 2013
  • Quanto guadagnano i nuovi ispettori e quanto costa complessivamente il piano straordinario
  • Se non ritenga colma la misura della tolleranza in una situazione di palese illegalità come quella che si sta verificando a Prato
  • Se non ritenga opportuno chiedere al governo la possibilità di applicare leggi antimafia per la grave situazione che sta coinvolgendo la città di Prato
  • Se non ritenga opportuno licenziare i due ispettori indagati
  • Se non reputi indecente che la Regione combatta la clandestinità cinese con i ricattatori che chiedono il pizzo
  • Se non ritenga che il comportamento dell’ispettore sia il frutto di quello che è ormai diventato un malcostume perpetrato nelle istituzioni toscane.