martedì 17 gennaio 2017

Meloni a La Stampa: "Noi il partito sovranista, nascerà in piazza a Roma"

“Berlusconi vuole l’inciucio con Renzi, ma non lo farà con i nostri voti”
L’intervista di Amedeo La Mattina

II 28 gennaio a Roma sfilerà quello che lei chiama l’«ltalia sovrana». Onorevole Giorgia Meloni, può spiegarci chi sono e cosa vogliono i sovranisti? 
«Per noi sarà uno spartiacque. Le categorie di centrodestra e centrosinistra sono superate, inadeguate, non corrispondono più alle esigenze e alla realtà italiana, e non solo. Questo è un tempo post ideologico. I sovranisti sono tutti quelli che vogliono mettere al centro della propria proposta gli interessi nazionali, la tutela delle nostre imprese, del made in Italy, la difesa dei confini, la valorizzazione delle nostre tradizioni, l’introduzione della preferenza nazionale nell’accesso ai servizi sociali. Vogliamo sostenere la famiglia, un tetto alle tasse, un grande piano di infrastrutture al Sud: finché non avranno tutti le stesse opportunità non saremo una nazione unita. E vogliamo rivedere i trattati europei».

Uscire dall’euro? 
«Io parlo di scioglimento concordato e controllato della zona euro. Vorrei inserire in Costituzione una norma simile a quella che hanno in Germania: la nostra Costituzione viene prima degli trattati europei e, in caso di norme contestate, si applica quella più vantaggiosa per l’Italia. I sovranisti non si fanno dettare l’agenda di governo dalle consorterie industriali e finanziarie come hanno fatto con Renzi e continuano a fare con Gentiloni. La sedicente sinistra è parte integrante dell’establishment, è contro il popolo: i suoi leader sono in mano ai burattinai della finanza e delle banche. I sovranisti invece voglio rappresentare il popolo abbandonato e contrastare l’oligarchia dei pochi».

Populisti? 
«Il termine populista non mi fa per niente orrore, ma io preferisco definire il polo politico che vogliamo costruire identitario. E poi, scusi, meglio populista che servo».
Berlusconi non sembra far parte del popolo sovranista. Possiamo scrivere la parola fine all’alleanza con il Cavaliere? 
«Sono molto dispiaciuta che Berlusconi non la pensi come me, Salvini e coloro che verranno il 28 in piazza dove ci sarà anche Toti. Abbiamo invitato tutti, anche i capigruppo di Forza Italia. Berlusconi ha sempre avuto un rapporto molto forte con il popolo, ma ora prevede l’inciucione con Renzi. Quando sostiene di voler vincere e governare con noi ma solo se il centrodestra arriva al 51%, un’asticella vagamente alta, significa che ha già fatto una scelta. Ecco, deve sapere che non siamo disponibili. Fare una finta coalizione per poi portare gli elettori, anche i nostri elettori, a fare l’inciucione non è una cosa onesta. Non sono disposta a portare acqua al mulino di Renzi per interposta persona. Non si può far finta di voler vincere con il centrodestra e poi governare con Renzi».
Alle amministrative di primavera andranno al voto molti capoluoghi di Regione e di provincia. L’alleanza con Forza Italia è scontata? 
«Noi faremo come sempre: sosterremo il candidato sindaco che ci convince. A Roma non ci convinceva Marchini e mi sono candidata io: non siamo arrivati al ballottaggio perché una parte del nostro elettorato era demoralizzato e ha finito per votare la Raggi. Ma c’è mancato pochissimo e significa che avevamo ragione».
Per le Politiche proponete di fare le primarie per scegliere il candidato premier. Berlusconi fa capire che è pronto a candidarsi anche senza primarie se riabilitato dalla Corte di Strasburgo. 
«Rispetto tutti ma non voglio le autocandidature sui quotidiano. Il portabandiera di Italia Sovrana verrà scelto sovranamente con le primarie. Se Berlusconi le vince, lo sosterremo. Altrimenti lui può candidarsi da solo per raggiungere quel famoso 51% di cui parla. Ma non sarà la nostra partita. Se Berlusconi vuole le primarie per legge, allora gli propongo di andare a chiedere tutti insieme di mettere le primarie nella nuova legge elettorale invece di votare la legge sulle banche e rinviare le elezioni: è irrispettoso per quei milioni di italiani che hanno votato No il 4 dicembre. Non è il momento dei minuetti inciucisti che possono nascondere chissà quali patti opachi. Non è il momento di rimanere alla finestra e mettere un “mi piace” come su Facebook. Invito tutti a scendere in piazza con noi il 28 e credere alla possibilità di vincere».